LA SPINA NELLA CARNE
Il titolo è una definizione che San Paolo usa in una delle sue lettere (certamente non quella ai Romani, mi sembra che sia una di quelle scritte ai Corinzi) per definire un qualcosa che lo riportava continuamente sulla Terra impedendogli di insuperbirsi troppo ma non dice cosa essa fosse; per inconoscibili ragioni il quesito sulla natura di questa “spina nella carne” mi ha accompagnato, e intrigato, negli anni.
Ho letto le Lettere di San Paolo molti anni fa e ricordo un caso abbastanza curioso: ero in aereo e stavo appunto leggendo quella raccolta, mi accorsi che il mio vicino di sedile sbirciava il mio libro e mi chiese conferma che fossero proprio le Lettere: era un pastore protestante americano e dimostrò una certa conoscenza di esse; ho il ricordo di una persona estremamente cordiale e molto acuta.
Iniziammo a scambiarci delle opinioni e con mia sorpresa mi chiese come, secondo me, poteva interpretarsi ciò che il Santo definisce, appunto, spina nella carne perché per lui la questione era tutt’altro che chiara; risposi con una certa sicurezza che era la pulsione sessuale (ora sarei molto più cauto in simili giudizi). Questo accadeva oltre venticinque anni fa.
Il tempo e la vita vissuta modificano la percezione delle cose che restano impresse e spesso fanno riaffiorare quelle che sembrano dimenticate, e dunque recentemente mi è riapparsa quella definizione ma non perché abbia riletto il testo, per le insondabili associazioni e comunicazioni interiori tra corpo e spirito apparendomi sotto una nuova, certo meno semplicistica e più personale prospettiva.
La spina nella carne è il reclamo della parte terrena che è propria di ogni essere umano; penso che sia possibile librarsi verso l’alto, magari anche molto, ma non si può rimanere lì: si deve ricadere a terra, piombando nel materiale di cui siamo fatti.
Per me vivere la vita è una fatica costante tra anelito, desiderio, e cadute dalle quali mi devo ogni volta rialzare e spesso con parecchia fatica e questo succede proprio perché credo, altrimenti il problema non si porrebbe.
Non mi riferisco solo a pulsioni che annebbiano il cuore ma anche a malattie, scocciature, frustrazioni, situazioni anomale e quant’altro esiste e che costituisce l’universo entro cui viviamo, con il quale conviviamo intimamente, con cui è ineludibile fare i conti.
Però negli anni ho capito che questa spina nella carne non ha valenza negativa; è un qualcosa che mi appartiene, che è parte di me e che può addirittura essere utile a migliorarsi, o almeno a provare a farlo.
Vorrei concludere con due considerazioni
La prima è che la figura di Paolo mi appare come di un’umanità di grande bellezza e densità; la seconda riguarda Cristo e il Suo messaggio di fiducia nei nostri confronti: proprio perché l’uomo non può evitare di cadere egli ha necessità di percepire che c’è Qualcuno che crede nel suo rialzarsi, infatti da moltissimi episodi evangelici ho maturato la convinzione che Cristo ha più fiducia in me di quanta io ne abbia in me stesso.
Giovanni
UNA SERA IN COMUNITA’
Ieri sera ci siamo rivisti dopo un certo lasso di tempo e questo ha determinato una bella predisposizione di spirito che ha generato un desiderio, superiore a quello che di solito abbiamo, di discutere; in particolare si è accesa una discussione sul brano di Marco (1,14-20).
La discussione è stata animata, lunga e sentita ed è terminata con il quesito di una di noi sul perché Cristo ha scelto proprio pescatori; ci sono state varie ipotesi ma in realtà la giusta domanda è rimasta inevasa.
Tornando a casa mi sono riaffiorate in mente alcune delle parole che Don Maurizio aveva detto prima della nostra condivisione del brano e cioè che il mare, al tempo di Cristo, era visto come il ricettacolo, la sede, delle tenebre e allora mi si è accesa una sorta di lampadina: chi è abituato a pescare pesci è capace di toglierli dal mare e quindi, metaforicamente, potrà pescare uomini e quindi toglierli dalle tenebre.
Ho certo esteso il ragionamento metaforico ai diversi episodi evangelici in cui c’è di mezzo il mare (in effetti sono diversi), mi sono venuti in mente “La tempesta sedata e “il camminare sulle acque” e mi è apparso chiaro (per così dire) che essi si possono vedere, pur esplicandosi in modalità diverse, come la superiorità, il dominio, di Cristo sulle tenebre ma soprattutto il Suo tentativo di dirci e mostrarci che possiamo salvarci dal ciò che è oscuro, in ultima analisi di aiutarci per la salvezza.
Giovanni
Retrouvaille: un aiuto concreto per coppie in difficolta’
Riportiamo la testimonianza di una coppia di sposi che ha trovato in Retrouvaille un salvagente per il proprio matrimonio.
per info: http://www.retrouvaille.it/
Siamo Giulia e Simone di Cavriglia, sposati da 14 anni.
Dopo anni di crisi e sofferenza, a causa di un matrimonio ferito, il Signore ha messo sulla nostra strada il programma di Retrouvaille e ci ha permesso di partecipare al Fine Settimana di Macerata, nell’ottobre 2007.
Il week end è stato uno sconvolgimento emotivo per entrambi, in ogni storia ferita che ci veniva condivisa, ritrovavamo e rivivevamo la nostra. Toccare con mano la testimonianza delle coppie che ci dicevano con forza che era possibile ricostruire un matrimonio distrutto, riaccendeva la Speranza che nel tempo si era offuscata..
Abbiamo intuito da subito, che questo percorso non sarebbe stato facile: abbiamo iniziato il post fine settimana, fiduciosi ma anche un po’ impauriti. Ci aspettavano molti incontri, che si sarebbero svolti a Faenza, quindi distanti da casa nostra.
Il pensiero dei lunghi viaggi insieme ci spaventava ma oggi possiamo dire che anche quei momenti sono stati uno dei nostri punti di forza.
Abbiamo vissuto i post fine settimana con impegno quotidiano e determinazione, con curiosità e desiderio di vedere ogni volta cosa ci proponesse il programma, che ci stava aiutando in un cammino di rinascita, fornendoci nuovi strumenti per lavorare sulla relazione.
Ci sono stati momenti di scoraggiamento e delusione, ma sempre la consapevolezza che grazie al nostro impegno e all’aiuto del Signore, qualcosa poteva cambiare tra di noi.
Gli incontri, condivisi con altre coppie sofferenti e sotto la guida di una coppia a sua volta guarita dal programma, sono stati un’ occasione per dare nuova linfa alla nostra relazione, ormai malata da tempo. Il clima di libertà e vicinanza nel dolore, chi ha dato la possibilità di aprirci, senza la paura di essere giudicati e comunque alla pari con i nostri compagni di cammino. A piccoli passi, abbiamo acquisito un modo nuovo di comunicare, di condividere i nostri sentimenti, abbiamo riscoperto la sacramentalità del nostro matrimonio, voluto prima e guarito poi, dal Signore.
Abbiamo avuto conferma che Lui, Sposo fedele della nostra relazione, era sempre rimasto con noi, soprattutto nei momenti difficili.
Quando ci è stato chiesto di metterci a disposizione di altre coppie sofferenti, inizialmente eravamo molto titubanti; ci ripetevamo che ancora non eravamo completamente risolti.
Abbiamo, però deciso di fidarci. Fidarci di un programma che ci aveva fatto toccare la Bellezza dell’avventura matrimoniale e che dice che la completa guarigione arriva nel momento in cui si mette a disposizione di altri la propria esperienza. Il dono che il Signore ci aveva fatto, non potevamo tenerlo per noi; era più forte il desiderio di trasmettere la Speranza, attraverso questo programma, a chi ancora era nel dolore.
E così, con le nostre fragilità ed incertezze, abbiamo iniziato a metterci a servizio delle coppie che il Signore ha voluto farci incontrare.
Donare le nostre ferite, è occasione per noi di ulteriore guarigione; è fonte di gioia e stupore. Lavorare per le coppie ci stimola a continuare il lavoro per la nostra relazione, a non abbassare la guardia, a non sentirsi mai arrivati.
Nei momenti della crisi, la cosa che più ci amareggiava era la sensazione del tempo perduto e del dolore vissuto inutilmente.
Adesso la gioia più grande è donare quello che a nostra volta abbiamo ricevuto ed è questo che dà senso al dolore passato e lo rende fecondo: aiutare altre coppie a “retrouvaille”, ritrovarsi!
Adesso siamo consapevoli che gli anni della crisi sono stati per noi anche un tempo di Grazia, un’occasione per crescere come sposi e iniziare a costruire un matrimonio nuovo.
Ringraziamo Gesù per questo miracolo di Risurrezione che ha compiuto e che continua a compiere in chiunque glielo permette.
Insieme a questa vogliamo riportare anche le testimonianze di altre coppie di sposi che si sono "salvate" grazie al programma Retrouvaille:
testimonianza Carmine e Leonarda - Firenze
testimonianza Daniele e Stefania-Pisa
testimonianza di Roberto e Bianca -Roma
testimonianza Federica e Alessio - Firenze
testimonianza Giorgio e Beatrice -Firenze
testimonianza Massimiliano e Valentina
testimonianza Sebastiano e Lucia - Arezzo
Il mio Seminario di Vita Nuova
Era un po' di tempo che sentivo il bisogno di avvicinarmi a Dio. Parlando a Don Maurizio di questo mio desiderio mi parlò della possibilità di partecipare al Seminario di Vita Nuova, così decisi di aderire all'invito e dopo un lungo periodo di attesa è finalmente arrivato il giorno d'inizio del Seminario.
E' stata un'esperienza indimenticabile. Sinceramente vorrei darne una descrizione appropriata in modo che se qualcuno leggesse queste parole possa apprenderne a pieno il significato (nessuno si lascerebbe scappare il prossimo appuntamento!).
Purtroppo certe esperienze sono però difficili da descrivere a parole; non so se vi è mai capitato di provare un'emozione e di sentirsi impossibilitati a descriverla nella sua pienezza...ecco, io mi trovo in quella situazione. Comunque proverò lo stesso.
Durante questi pochissimi giorni abbiamo ripercorso, spiritualmente ma anche con esempi piuttosto pratici, i cardini della nostra Fede. Pochi concetti e semplici, facili da capire per chiunque, l'unica cosa da fare era ascoltare. Sostanzialmente non è stato detto nulla di nuovo, alcune cose forse le sapevo già ma non sempre “sapere” significa “aver capito” (questo lo ho capito al seminario).
La particolarità è stata infatti nell'intensità con cui certi concetti si sono fatti strada dentro di me. Concetti che finora avevo catalogato come poco meno che astratti improvvisamente sono diventati chiari e reali; come se si fosse rotto un vecchio vetro sporco e appannato attraverso il quale durante gli scarti del mio tempo avevo guardato Gesù e tutte le cose che Lo riguardano. Quando si rompe il vetro ci si rende conto che quelle cose riguardano anche noi, anzi, soprattutto noi, sono PER NOI! E' la fede che se vuoi può diventare realtà. In questo Seminario ho scoperto che la felicità non è il contrario della fede, come invece a volte mi era sembrato. Ho saputo che Gesù vuole la mia felicità e la tua, anche su questa terra. Mi ha fatto anche sperimentare questa ineguagliabile felicità che dipenderà soltanto da me conservarla e se per colpa mia dovessi perderla so già che tutte le volte che lo vorrò Lui sarà sempre indotto dal Suo grande amore verso di me a donarmi e ridonarmi quella Felicità che può venire soltanto da Lui. Ho capito che Gesù con i suoi preziosissimi doni vuole donarsi a tutti noi, io ne ho approfittato, non costava nulla, l'unica cosa che dobbiamo fare è aprire il cuore e dargli la possibilità di entrare.
Grazie Signore Gesù!
Ringrazio di cuore tutte le persone che ci hanno accompagnato in questa esperienza, hanno lavorato per noi e ognuno a suo modo si è fatto strumento di Dio per auitarLo a raggiungerci.
Nel cartello che pubblicizzava l'invito a partecipare c'era scritto: Seminario di Vita Nuova, Esperienza di fede e preghiera, Scoprire e riscoprire Gesù.
Soltanto ora capisco a fondo cosa volevano dire quelle parole.
Nello
Per crescere bene..
“Per crescere bene ci vuole un villaggio”.. E’ un proverbio africano che ho sentito tante volte in questi anni. Cosa significhi veramente, però, l’ho capito quando sono nati i nostri figli e io e Riccardo abbiamo iniziato a porci delle domande: come vogliamo educarli, in quale luogo vogliamo che crescano, che aria vogliamo che respirino.La risposta alle nostre domande è stata la scelta di farli crescere in un ambiente divertente ed educante, dove il valore fondamentale fossero le relazioni, lo stare insieme con gioia. Ora, tutti i pomeriggi quando, di ritorno dall’asilo, chiedo a Francesco, il mio bambino di tre anni, dove voglia andare, la risposta che ottengo è sempre la stessa: voglio andare all’oratorio.
Per Francesco venire all’oratorio è sempre occasione di grande gioia, perché li trova i suoi amici, perché può muoversi in piena libertà, può inventare giochi sempre nuovi.
Mi rendo conto che, insieme agli altri, riscopre il gusto dei giochi semplici, di una corsa nel prato, dell’erba strappata per preparare un “mangiarino”, del divertirsi senza bisogno di tanti giochi, perché la cosa più importante è stare insieme. Quando parla dell’oratorio Francesco non rammenta tanto i giochi o il gonfiabile o la casetta di legno, quanto piuttosto i suoi amici, le persone che lo frequentano e che lì incontra.
Io e Riccardo siamo felici di questa bella opportunità che gli è offerta e che abbiamo scelto per lui e per il suo fratellino. Ci meraviglia sempre vedere come bambini, anche di età molto diversa, riescono non solo a giocare insieme, ma anche ad aiutarsi reciprocamente: i bambini più grandi spesso controllano i più piccoli, li accudiscono, si divertono insieme a loro. E quando tutto va a posto, riesco anche a prendermi un caffè in santa pace al bar dell’oratorio.
Portare tutti i giorni i miei figli all’oratorio è impegnativo per me, perché rinuncio a fare altre cose, perché ho meno tempo per le varie attività casalinghe, perché nella nostra casa regna spesso in caos; nonostante tutto io e Riccardo siamo fermamente convinti dell’importanza di questa scelta per i nostri bambini, perché li fa crescere più felici, più aperti, perché gli parla di una comunità a cui fare riferimento e di cui credo che si sentano parte.
“….Siete consapevoli di questa responsabilita’?” …SI !
È difficile per noi riuscire a scrivere le emozioni che questo percorso ha lasciato nei nostri cuori, ma vogliamo comunque provarci. Ricordiamo ancora oggi le parole di don Maurizio che ci invitava a percorrere insieme ai nostri bambini questo cammino di tre anni e di essere noi un esempio per loro con la nostra partecipazione.
Abbiamo quindi iniziato ogni quindici giorni a frequentare gli incontri e l’abbiamo fatto esclusivamente per i nostri figli, pensando che la nostra attenzione alla loro preparazione potesse essere fonte di stimolo e sicurezza. Spesso, la sera, uscire diventava una fatica… vuoi per il freddo, la pioggia, la neve e, perché no, la stanchezza, ma l’impegno che ci eravamo prefissate doveva essere portato avanti. Così prendevamo i nostri bambini che venivano amorevolmente accolti nell’Oratorio da persone squisite e che ci permettevano di frequentare i nostri incontri.
È stato con questo nostro perseverare che ci siamo rese conto che non lo facevamo più per i nostri figli ma per noi stesse. Condividere le nostre esperienze di vita con gli altri genitori ci rendeva più forti nell’affrontare il domani. Il confrontare il nostro quotidiano con il Vangelo e rendersi conto di quanto Gesù è vicino a noi ogni giorno, era diventato per noi un desiderio forte da scoprire e approfondire.
Abbiamo riscoperto la vera amicizia… quella senza niente in cambio… Abbiamo condiviso esperienze di tutti i giorni, condiviso lacrime e gioie… Abbiamo gustato la gioia di stare insieme ed essere comunità.
Il messaggio che vogliamo dare a tutti i genitori ai quali viene proposto questo cammino è quello di riflettere su quanto sia importante il ruolo di noi genitori nell’educare i nostri figli all’Amore di Dio.
Un grazie di cuore lo vogliamo dire a Giorgio e Cristina che ci hanno aiutato a vedere con chiarezza ciò che i nostri occhi vedevano annebbiato… e grazie anche a tutti i genitori che insieme a noi hanno condiviso questa esperienza “viva" di Gesù….
Ci mancheranno questi momenti di incontro
Un abbraccio.
Marzia e Valeria
..CON TANTI ALTRI AMICI…
Nel mese d’agosto ho partecipato ad un campo organizzato dall’ACR (Azione Cattolica Ragazzi).
All’inizio ero un po’ titubante perché non conoscevo nessuno. Sapevo però che mi sarei divertita e sarebbe stata un’occasione importante per crescere.
Il primo giorno (lunedì 23 agosto) ci hanno accolto e poi ci hanno preparato una caccia al tesoro per trovare i nostri animatori. Dopo averli trovati ho preso la mia valigia e l’ho portata nella mia casetta.
Il campo era sulla vita di Santa Chiara d’Assisi. Ogni mattina, dopo la preghiera, gli animatori ci facevano vedere una scenetta riguardante la vita di Santa Chiara.
Dopo aver riflettuto in gruppo facevamo dei giochi a squadre. Il pomeriggio invece facevamo delle attività in “centri d’interesse”; ognuno poteva scegliere tra: ballo, teatro, gioco e giornalismo.
Dopo cena avevamo la possibilità di comprare qualcosa nel piccolissimo bar del campo e poi tutti nel saloncino dove giocavamo e scherzavamo.
Alla fine della serata “giornalisti” raccontavano a tutti, in forma simpatica, gli avvenimenti della nostra giornata.
Sicuramente le cose che mi sono rimaste in mente sono il “deserto” vale a dire 15 minuti d’assoluto silenzio, dove ognuno di noi poteva parlare con Gesù.
Un’altra cosa che mi è rimasta in mente è quando, venerdì notte, dopo averci detto di andare a letto presto, gli animatori ci hanno svegliato alle 2 di notte per farci andare nel campo da calcio dove c’erano un sacco di star light (quei braccialetti che s’illuminano al buio). Avevano preparato una staffetta e poi li hanno raccolti tutti e li hanno lanciati in aria: uno spettacolo indimenticabile!
L’ultimo giorno abbiamo fatto vedere ai genitori il ballo e lo spettacolo organizzato durante i centri d’interesse. Quelli del giornalismo hanno presentato ai genitori il campo e quelli del gioco li hanno fatti giocare.
È stata una settimana divertente e importante con tanti altri amici!
Marta
Iniziative Punto Famiglia Villa Pettini
Il Punto Famiglia di Villa Pettini propone una serie di incontri e momenti formativi, che si terranno presso Villa Pettini. Tutti siamo invitati!!!
INCONTRO FORMAZIONE DON RENZO BONETTI
UN TEMPO PER NOI DUE: prossimi appuntamenti
SABATO 21 E DOMENICA 22 GENNAIO 2012 :
"la nostra famiglia e il lavoro"
SABATO 21 E DOMENICA 22 APRILE 2012 :
"la CASA"
“…E LA STRADA SI APRE, PASSO DOPO PASSO…”
Pubblichiamo una testimoninza di amici che hanno frequentato la nostra parrocchia per dare speranza e salvezza alla loro storia di coppia.
Siamo venuti in contatto con la Comunità di Cavriglia in un momento particolarmente triste della nostra vita personale e di coppia di sposi. Da qualche anno ci eravamo anche allontanati dalla fede e stavamo vivendo una vita di “forma” più che di “sostanza”.
Quando siamo arrivati a Cavriglia avevamo quindi paura...paura di essere giudicati, rimproverati, ammoniti per il nostro stile di vita. Non è stato così, nessuno ci ha fatto domande o ha dato segno di giudizio nei nostri confronti.
A poco a poco, domenica dopo domenica, mentre continuavamo il cammino per la salvezza del nostro matrimonio, senza neppure rendercene conto ci siamo sentiti parte della stessa Comunità e questo perchè per la prima volta nella vita ci siamo sentiti accolti ed amati in modo gratuito, senza dover dare spiegazioni o contraccambiare in qualche modo.
Oggi siamo convinti che il nostro incontro con la Comunità di Cavriglia sia stato voluto da Dio che ha fatto in modo che la conoscessimo a questo punto della nostra vita; è stato il Suo modo per lanciarci un salvagente e non farci “affogare”.
Nell'arco dell'ultimo anno ci siamo sentiti più a casa a Cavriglia rispetto a come ci sentiamo a casa nostra.
La vera sorpresa è stata incontrare persone che vivono nel mondo, persone che lavorano, studiano e si impegnano. Persone anche molto differenti tra loro, ma che hanno maturato un forte senso di appartenenza alla Comunità ed hanno trovato un comune denominatore in un valore vero e profondo: la fede.
Ogni singolo componente della stessa ha contribuito a farci conoscere o meglio riscoprire l'amore potente di Dio ed ha permesso che ci riavvicinassimo a Lui in modo del tutto naturale e graduale.
Questo pensiero vuol rappresentare semplicemente il nostro modo di dire GRAZIE a don Maurizio, a Giulia e Simone, a Samuele ed Alessandra, a Serena e Riccardo, a Cristina e Giorgio e tutti gli altri, perchè senza quest'incontro salvifico noi oggi non saremmo quello che siamo.
Federica e Alessio.
Convegno nazionale “La grazia del Sacramento delle Nozze”
Il secondo convegno nazionale "La grazia del Sacramento delle Nozze" promosso dalla Fondazione "Famiglia dono grande" e dall'associazione "Servi Familiae", che si svolgerà a Sacrofano dal 2 al 5 gennaio 2012, intende continuare ad offrire agli sposi la possibilità di contemplare il “Mistero Grande” di cui sono resi partecipi e, nello stesso tempo, diventare capaci di sperimentarlo e comunicarlo nella forza dello Spirito. Inoltre si prefigge come scopo quello di far conoscere a sacerdoti, consacrati/e e singoli, quale dono prezioso per la Chiesa e per il mondo sia il Sacramento delle Nozze.
Con il desiderio profondo che il convegno possa essere una esperienza di Pentecoste per ogni partecipante, viene proposto, anche e soprattutto, un cammino di preghiera e di invocazione allo Spirito Santo, unico e vero “Rivelatore” del “Mistero Nuziale”. Pertanto tutti siamo invitati a:
- Recitare giornalmente la preghiera per gli sposi “La Grazia del Sacramento delle Nozze”, una preghiera semplice di invocazione allo Spirito Santo presente nel sito
- Pregare settimanalmente il Santo Rosario contemplando i Misteri Nuziali.
- Promuovere un’ora di adorazione mensile nella propria zona utilizzando la traccia predisposta.
-Partecipare alla visione di un video mensile di approfondimento, presente nel sito www.misterogrande.org
A questo scopo, nella nostra parrocchia, ci ritroviamo sabato 23 luglio ore 16.00 o mercoledì 3 agosto alle ore 21.00, per vedere comunitariamente il primo video, realizzato dai coniugi Gillini. Le date successive saranno decise in occasione di tale incontro.
E’ richiesto inoltre l'impegno settimanale di un rosario con misteri nuziali e pensavamo di darsi un appuntamento comunitario per questo: tutte le Domeniche ore 10.30 a partire da Domenica 24 luglio .
Chi desidera partecipare al convegno può qui trovare tutte le informazioni e il modulo di iscrizione.
seminario di rinascita di coppia
Sedici anni di matrimonio, 4 figli, una vita insieme “collaudata” senza grossi ostacoli e incomprensioni; una vita insieme nella fede con presenza e partecipazione a tutto ciò che il Signore Gesù ci ha sempre messo davanti.
E questo è stato il dono più grande che sicuramente ci ha fatto il giorno delle nozze: il desiderio di non staccarsi mai da Lui, dalla fonte del nostro amore; il desiderio di cercarLo sempre attraverso occasioni, esperienze, persone da incontrare, servizi da fare.
Desiderio che forse è più giusto chiamare Spirito Santo, effuso realmente su noi il giorno delle nozze e che opera in noi e attraverso di noi.
La partecipazione al “Seminario di rinascita di coppia”, vissuta insieme ad altre 20 coppie al Santuario di Vicoforte ( Cuneo) ci ha dato una rinnovata consapevolezza e gioia per il dono ricevuto.
Oggi rinnoviamo con forza la scelta di farLo parlare e agire in noi, vogliamo che sia solo Lui il “sigillo” della nostra unione, sigillo che dice la nostra appartenenza ad un amore più grande: l’Amore di Gesù per la sua Chiesa. Amore che è dono, che è corpo donato PER NOI E PER TUTTI.
Samuele ed Alessandra
L’importanza del tempo
L’invecchiare porta con sé tante e ovvie conseguenze; l’essersi dovuti necessariamente misurare negli anni con una infinità di eventi e situazioni che sono iniziate, hanno mutato e sono finite può portare, almeno così è stato per me, ad una percezione sempre più acuta e pungente, direi proprio fisica, delle cose che faccio, delle persone con cui ho a che fare, di ogni situazione, perché ho in me l’aleatorietà e la finitezza del tempo: percepisco, per così dire, un fattore di rischio che rende preziosa, ancor di più, la vita vissuta.
Dato che questi pensieri non sono di ora, ma sono maturati e si sono strutturati fino ad avere in me una loro indipendenza di verità, ho cercato varie volte di leggere il Vangelo nel senso del tempo nella speranza, come altre volte è successo, di trovare lumi e, ammetto, consolazione.
Quello che è subito evidente è che Cristo non perde tempo: la Sua attività è continua ma non frenetica; ci sono momenti di relativa tranquillità e solitudine ma essi sono dedicati all’insegnamento, magari a pochi, e alla preghiera.
Un’infinita densità di vita.
Tuttavia non trovavo nulla che mi risuonasse di quel che cercavo ma poi mi è venuto in mente che esistono i silenzi e che questi hanno un valore che trascende la mera assenza di suono; da un punto di vista interiore essi sono una preparazione a qualcosa, un potenziale che potrà essere espresso: è tempo utilizzato per mettere delle basi spirituali, mentali, senza le quali nulla che abbia un minimo di senso e un valore di verità può esser fatto.
E del silenzio del tempo trascorso da Cristo prima della sua apparizione pubblica nulla è detto nei Vangeli, solo, mi sembra, un brevissimo accenno: un silenzio, un tempo, che pur non descritto è fondamentale perché tutto quel che è successo “dopo” è frutto e contiene quel lungo, silenzioso e misterioso Tempo “prima”.
E cosa mi ha detto questo?
Mi ha detto che la mia vita, quel che sono e che faccio dipendono da me fino ad un certo punto perché esiste Qualcosa di infinito e misterioso che opera in me, che mi guida, di cui devo fidarmi e a cui devo affidarmi: che devo avere fede.
Ma non solo.
Che è quasi un dovere avere rispetto per la vita, per tutte le sue manifestazioni e in particolare per il tempo che è la materia di cui essa è fatta, proprio perché contiene in sé un grande mistero.
Giovanni
LA FORZA DELLA COMUNITA’
Scrivo queste mie poche righe per testimoniare un episodio di ieri sera che è legato alla Comunità e alle misteriose vie che si aprono.
E’ da non poco tempo che per varie ragioni sono abbastanza provato fisicamente e mentalmente, e negli ultimi giorni la situazione si è molto acuita, mettendomi di fronte seri problemi su come affrontare un futuro abbastanza nebuloso.
Ieri sera c’era Comunità e sarei stato volentieri a casa ma non per ciondolare inutilmente: per andare a dormire presto; però ho sentito che dovevo fare uno sforzo, ho percepito chiaramente qual era la cosa “giusta” da fare e la volontà mi ha aiutato nel farla.
La testimonianza però non è per riportare quel che ho fatto io, che tutto sommato è stato un piccolo sforzo ma per dire quel che mi è stato dato e cioè il ritrovare una sorta di pace, come un vento che spazza via le nubi; certo i problemi restano ma l’aria è più tersa, permettendo di vedere meglio e questo è tantissimo.
Giovanni
IL REGNO DI DIO
Sono il primo a rendermi conto che il titolo è piuttosto impegnativo.
Nel corso delle mie letture dei Vangeli ho spesso trovato dei passi che mi hanno variamente risuonato dentro e ho tentato, per quel che può la mia scrittura, di condividerne le emozioni anche alla luce di vita vissuta e dunque nel tempo mi è diventato quasi automatico correlare episodi a letture.
Vorrei condividere, a questo proposito, un episodio molto recente che riguarda un mio amico (mio quasi coetaneo), e di come esso mi abbia acceso una luce, diciamo così, su quel che si intende come “Regno di Dio” facendomi capire quanto superficiale fosse la mia interpretazione a riguardo, per non dire quanto fosse sbagliata.
L’episodio è quello di una rottura di un rapporto quasi trentennale tra due persone, una di esse sposata (un marito e due figlie), che hanno sempre considerato “bello” il loro rapporto perché scevro da qualunque responsabilità e sforzo e dunque come una relazione di cui prendere, quando conveniva, solo la parte allegra e spensierata; recentemente questo legame si è rotto perché, semplicemente, il mio amico ha trovato un’altra donna lasciando nella disperazione, nel dolore e nella solitudine la precedente compagna.
La situazione è molto terrena, anzi forse una delle più terrene possibili e anche per questo non così rara, però essa porta direttamente al cuore di cosa significhi un rapporto, con tutte le emozioni che esso implica, e di che cosa questo per diventare un legame vero abbia bisogno, perché un legame vero non può semplicemente finire nel nulla, pur magari terminando un suo corso.
Quello che tento di dire è che certamente momenti belli, dispiaceri, dolori e quant’altro sono ineludibili e fanno parte della vita, anzi sono la vita stessa, però il rischio è che essi restino fini a se stessi, che non servano a nulla; che si sia gioito, amato, pianto invano mi turba profondamente: che cosa resta?
Cristo nel messaggio suo evangelico cita continuamente metafore per far capire cosa è il Regno di Dio e mettendo tutto assieme ora me pare che Questo non sia un Qualcosa di astratto ma che invece sia un insieme di legami, di rapporti, di modi di porsi verso se stessi e gli altri che, per così dire, dà e crea continuamente valore alla nostra vita, le conferisce, pur nella sua molteplicità di vicende e mutamento, stabilità, utilità e, perché no, una luce di eternità.
L’errore che ho fatto è stato quello di pensare al Regno di Dio come separato dalla terra relegandolo a un trascendente e invece Esso può essere proprio in noi, se ci si crede.
Giovanni
UNA DIFFICOLTA’
Diceva: «Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella
terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia
e cresce; come, egli stesso non lo sa. Poiché la terra produce
spontaneamente, prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella
spiga. Quando il frutto è pronto, subito si mette mano alla falce,
perché è venuta la mietitura».
Nel corso di tanti anni mi sono trovato spesso a riprendere libri in cui ho trovato
annotazioni che, pur fatte da me, stentavo a riconoscere nel loro pensiero
espresso: come se fosse stato qualcun altro, e in un certo senso è proprio così
per via del cambiamento costante in cui si è immersi.
Però è ovvio che qualcosa resta di tante letture e riflessioni ed è una sorta di
universo cangiante che esse hanno sviluppato e che permette di avere visioni
nuove e idee al mutare di noi e di quel che ci circonda.
Tutta questa lunga premessa perché da tempo ho nel computer il vangelo di
Marco e la mattina presto ne leggo qualche riga per vedere quale passo mi
risuona e anche se c’è una risonanza: non trovo mai lo stesso risultato.
L’altro giorno sono stato attratto dal passo che ho riportato in apertura perché
esso è molto attinente a quel che penso della Fede, per via della mia vita per
come si sta evolvendo, e a quanto essa debba essere voluta e cercata nel tempo,
senza fretta, avendo, paradossalmente, fede di trovarla.
Gesù mi ha, per così dire, parlato, dicendomi di stare tranquillo e di non forzare
ciò che deve dare i suoi frutti nel suo tempo, perché i semi ci sono ed è proprio
di questo che devo avere consapevolezza; infatti innumerevoli sono le volte che
sono preso da angosce e turbe lasciandomi andare a disperazioni, però sempre
c’è qualcosa, anche casuale, che mi riporta ad una sorta di quiete.
Ma come è difficile! Almeno per me.
Forse è la difficoltà di accettare di non essere il centro delle cose, di accettare e
accogliere con umiltà Qualcosa di infinitamente grande la cui potenza può solo
esplicarsi con l’essere accettata e questo penso sia la Fede.
Il passo rende con bellezza un’evoluzione che non può essere forzata, ma solo
accettata credendoci.
Non saprei dire perché trovo così difficile accettare pienamente e senza riserve
Qualcosa che mi si è resa evidente così tante volte, però è così e ogni volta che
ripiombo nell’angoscia e poi vengo consolato “rimprovero” me stesso; però vado
avanti pensando che sono un essere umano e debole che percorre un cammino e
che non deve avere paura di accettare una Mano sempre tesa.
Giovanni
a volte il “CASO”
Il pomeriggio dell’altro ieri era abbastanza fiacco; mi aggiravo per casa di mia mamma senza avere uno scopo preciso, allora mi sono messo a scartabellare tra vecchie cose e tra i libri ho trovato “Il giornale dell’anima”, cioè una sorta di diario di Giovanni XXIII (la dedica indicava un regalo di mia nonna a mio padre, nei primi anni ‘70).
Mi sono seduto, ho iniziato a leggere e ho trascorso un bel po’ di tempo con una tranquillità a me quasi sconosciuta in compagnia di quella grande Persona.
Tra le pagine del libro ho trovato una Sua preghiera, quasi una poesia, che mi ha dato una rara sensazione di pace e, perché no, anche di bellezza; la riporto qui di sotto per condividerla:
1) Solo per oggi, cercherò di vivere alla giornata, senza voler risolvere il problema della mia vita tutto in una volta.
2) Solo per oggi, avrò la massima cura del mio aspetto: vestirò con sobrietà; non alzerò la voce; sarò cortese nei modi; non criticherò nessuno; non pretenderò di migliorare o disciplinare nessuno tranne me stesso.
3) Solo per oggi, sarò felice nella certezza che sono stato creato per essere felice non solo nell’altro mondo, ma anche in questo.
4) Solo per oggi, mi adatterò alle circostanze, senza pretendere che le circostanze si adattino tutte ai miei desideri.
5) Solo per oggi, dedicherò dieci minuti del mio tempo a qualche lettura buona, ricordando che come il cibo è necessario alla vita del corpo, così la buona lettura è necessaria alla vita dell’anima.
6) Solo per oggi, compirò una buona azione e non lo dirò a nessuno.
7) Solo per oggi, farò almeno una cosa che non desidero fare, e se mi
sentirò offeso nei miei sentimenti, farò in modo che nessuno se ne accorga.
8) Solo per oggi, mi farò un programma: forse non lo seguirò a puntino, ma lo farò. E mi guarderò da due malanni: la fretta e l’indecisione.
9) Solo per oggi, crederò fermamente, nonostante le apparenze, che la buona provvidenza di Dio si occupa di me come di nessun altro esistente al mondo.
Solo per oggi, non avrò timori. In modo particolare non avrò paura di godere di ciò che è bello e di credere alla bontà. Posso ben fare, per dodici ore, ciò che mi sgomenterebbe se pensassi di doverlo fare per tutta la vita.
Giovanni
il bisogno di una fede

E’ la prima volta che per scrivere qualcosa inizio dal titolo; però in questo caso è proprio esso che deve essere esplicato in quanto è ciò che da tempo sento.
Nel corso di tanti anni e di molte esperienze dirette e indirette poche volte ho pensato alla Fede come a un qualcosa di reale, di concreto, di, appunto, necessario; la relegavo a un “qualcosa” che veniva elargito (e magari è anche così) e che aiutava facendo affrontare meglio i mutevoli eventi della vita nel bello e nel meno bello.
Insomma non vedevo un legame tra Fede e vita reale.
Però questo è per me cambiato negli ultimi tempi e non so se per eventi esterni o interni (come se i due universi, quello esterno e quello interno fossero scorrelati…), però ho iniziato a sentire un bisogno prima vago e poi chiaro e cioè quello di avere una fede. Di credere.
Però la cosa strana è che se mi chiedessero: “Hai Fede?” non saprei bene come rispondere, nel senso che un “sì”, oppure un “no” non esprimerebbero la verità, perché questa non è esprimibile in modo così reciso.
Mi fa pensare all’amore e cioè a un qualcosa senza di cui non si può vivere e di cui si sente appunto il bisogno di averne bisogno; cioè è un qualcosa di pertinente alla vita, intrinseco e necessario a percepirne fisicamente la potenza.
Giovanni
Considerazioni nel corso di una passeggiata
Sabato pomeriggio ho portato, come quasi tutti i sabati, mamma a fare una passeggiata sul mare; la giornata era particolarmente bella per essere di ottobre, c’erano persone che facevano il bagno e tutti ci godevamo quella luce così pulita.
Avrei fatto qualunque cosa per fermare il tempo o per convincerlo a essere un po’ selettivo e a non travolgere ogni cosa, buona e cattiva, nel momento stesso in cui essa accade.
E allora mi sono reso conto, forse non per la prima volta, quanto sia immenso il Dono della vita proprio perché essa finisce, perché ogni situazione contiene il suo futuro nel presente; perché non siamo né padroni e né arbitri di essa.
E questi pensieri mi hanno fatto venire in mente quante volte, troppe, ho agito senza pensare, anzi dando per scontato qualcosa che non lo è affatto, e questa consapevolezza mi ha generato un’acuta, non gradevole, sensazione alla bocca dello stomaco, perché un grande Dono implica una grande responsabilità e io tante volte questa responsabilità l’ho scansata.
Ho quindi certamente perso irrimediabilmente qualcosa, nel senso che troppe volte non sono stato in grado di portare il fardello pesante che è il Dono della vita che mi è stato fatto; e allora mi è venuto in mente che forse non bisogna essere orgogliosi ma umili nell’accettare aiuto e che il messaggio di un Uomo venuto sulla terra 2000 anni fa forse consisteva anche nell’aiutarci a sopportare il formidabile peso di un immenso Dono.
Giovanni




