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	<title>Oratorio della Pieve</title>
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	<description>Il blog dell&#039; Oratorio di Cavriglia - www.oratoriodellapieve.it</description>
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		<title>la Convivenza</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:44:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ho scritto diversi articoli prendendo spunti da fatti e situazioni abbastanza eterogenei ma in realtà c’è un filo conduttore, che è il cercare di trovare una sorta di soluzione, posto che ci sia, a un disagio che provo quasi quotidianamente: la difficoltà di mettere d’accordo il mio vivere e interagire nella società con il mio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2155" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2012/02/la-convivenza/5-6comp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2155" title="5.6comp" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2012/02/5.6comp-300x200.jpg" alt="5.6comp" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Ho scritto diversi articoli prendendo spunti da fatti e situazioni abbastanza eterogenei ma in realtà c’è un filo conduttore, che è il cercare di trovare una sorta di soluzione, posto che ci sia, a un disagio che provo quasi quotidianamente: la difficoltà di mettere d’accordo il mio vivere e interagire nella società con il mio sentire interiore.</p>
<p>Da tanti anni quasi ogni sera scrivo alcune riflessioni sulla giornata e posso quindi dire con certezza che sono tantissimi i giorni in cui mi rendo conto che ho avuto comportamenti, reazioni, azioni che, visti a posteriori, mi lasciano a dir poco perplesso e certo interdetto (ma come ho fatto a reagire così?); a volte è proprio come se descrivessi il comportamento di un’altra persona che, oltretutto, nemmeno mi piace troppo.</p>
<p>Per fortuna riesco a mantenere questa sorta di distacco, che certo è una protezione, però tutto questo, nel tempo, ha generato in me un’acuta necessità di riconciliazione tra me e me stesso.</p>
<p>La società di oggi (in cui è tutto sfumato, amici e nemici si confondono e mutano, il compromesso è una necessità, il banale e l’indeterminato dettano legge) cospira contro ogni tentativo di umana certezza dando il predominio alle caratteristiche più materiali dell’uomo e quindi tirandone fuori il peggio; essa dunque si oppone potentemente a questa conciliazione tra me e me stesso rendendomela se non impossibile (almeno per me) estremamente difficile; sono convinto che al più posso sperare, con fatica, in un’onorevole convivenza, e già non mi parrebbe poco, se ci arrivassi.</p>
<p>Trovo anche per questo giovamento e ispirazione dai passi delle Scritture in cui è evidente qual è il bene e quale il male, in cui non ci sono ambiguità e anche il linguaggio è funzionale alla azione; per esempio:</p>
<p><em> </em></p>
<p><strong><em>“..Egli rispose: S’egli sia un peccatore, non so, una cosa so, che ero cieco e ora ci vedo…” </em></strong><em>(Giovanni 9:25)</em></p>
<p>Questo passo è appunto tipico di cosa intendo; non ci sono ambiguità o dubbi; Cristo ha fatto un’azione e l’uomo ne ha avuto benessere fisico e certa risonanza interiore: una unione perfetta tra corpo e anima.</p>
<p>Ecco, passi così mi generano un senso di riposo e mi danno la forza per andare avanti, pur con il mio incerto passo, lungo la strada indicata.</p>
<p>Giovanni</p>
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		<title>il libro di Ruth</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 20:41:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono dei giorni in cui mi ritrovo in “posti” inaspettati, e mi perdo a contemplare panorami di grande bellezza; così è stato sabato.
Nel leggere una frase pronunciata da “Aiace”, nell’omonima tragedia di Sofocle, ho avuto un ricordo e dopo un bel po’ di richiami dalla memoria mi è venuto in mente che tale frase, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2131" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2012/02/il-libro-di-ruth/img_7100-corretta-rid/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2131" title="IMG_7100 CORRETTA rid" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2012/02/IMG_7100-CORRETTA-rid-300x200.jpg" alt="IMG_7100 CORRETTA rid" width="300" height="200" /></a>Ci sono dei giorni in cui mi ritrovo in “posti” inaspettati, e mi perdo a contemplare panorami di grande bellezza; così è stato sabato.</p>
<p>Nel leggere una frase pronunciata da “Aiace”, nell’omonima tragedia di Sofocle, ho avuto un ricordo e dopo un bel po’ di richiami dalla memoria mi è venuto in mente che tale frase, il suo concetto, è contenuta in quello scrigno che è il libro di Qoelet (le Ecclesiaste), allora sono andato a vedere e poi sono rimasto a sfogliare senza una meta la Bibbia imbattendomi nel libro di Ruth.</p>
<p>E lì sono rimasto, perché mi ha conquistato.</p>
<p>La storia è nota: Ruth, dopo la morte del marito decide di rimanere con sua suocera Noemi e di ritornare con lei a Betlemme, da dove erano partiti per una carestia spostandosi a Moab; facendo così Ruth accetta per amore di andare tra gente straniera (lei era di Moab) abbracciando Dio (la sua tribù non adorava Dio); mantenendo la sua dignità e integrità con il lavoro e seguendo i consigli di Noemi, Ruth si sposa e genera Obed, il nonno di David e dunque dà origine alla genealogia di Gesù.</p>
<p>Ma cosa mi ha colpito tanto di questo breve libro? Il modo universale in cui opera Dio.</p>
<p>Non c’è alcuno sforzo da parte di Ruth nell’accettare un così radicale cambiamento in nome solo dell’amore e della famiglia, c’è solo una grande tranquillità; lei resta fedele a se stessa, mantenendo un’assoluta integrità morale, e Dio le riconosce questa bellezza interiore e la rende capostipite di Suo Figlio.</p>
<p>Tutto si svolge con un’apparente grande semplicità; non ci sono elucubrazioni, non ci sono strategie o parole con doppi significati: solo verità e amore.</p>
<p>Ciò che Dio ha guardato è esclusivamente quello che c’era nel cuore della Donna e null’altro, solo in virtù di questo ha accettato l’amore della Donna.</p>
<p>Ecco, questo concetto di semplicità interiore è molto potente perché penso che per averlo occorra un’onestà con se stessi così forte da trascendere usi, costumi, linguaggi e religioni: dono rarissimo, dire Divino nel senso più vero del termine.</p>
<p>Giovanni</p>
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		<title>CHE COSA RESTA?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 13:08:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ieri sera mi sono messo a riordinare alcune cose e, com’è ovvio, ho trovato degli oggetti che mi hanno riportato attraverso un vero e proprio viaggio nella memoria a diversi anni fa.
Per “fortuna” non sono stato preda, come tante altre volte, di considerazioni (in parte sempre le stesse) sul tempo che passa e quindi della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2125" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2012/02/che-cosa-resta/img_5782comp-2/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2125" title="IMG_5782comp" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2012/02/IMG_5782comp-200x300.jpg" alt="IMG_5782comp" width="200" height="300" /></a></p>
<p>Ieri sera mi sono messo a riordinare alcune cose e, com’è ovvio, ho trovato degli oggetti che mi hanno riportato attraverso un vero e proprio viaggio nella memoria a diversi anni fa.</p>
<p>Per “fortuna” non sono stato preda, come tante altre volte, di considerazioni (in parte sempre le stesse) sul tempo che passa e quindi della conseguente inevitabile malinconia, perché ho sentito la necessità di un bilancio su come ho utilizzato gli anni e questo mi ha portato abbastanza lontano.</p>
<p>Certo, ho pensato, l’importanza della memoria è assolutamente oltre ogni commento, perché è solo tramite essa che eventi e sensazioni si conservano: ciò che non posso ricordare più è perso per sempre e allora mi sono chiesto, appunto, cosa resta delle innumerevoli azioni, cose, passioni, dolori, gioie e quant’altro costituisce il tessuto della vita? Possibile che molto debba andare perduto?</p>
<p>La domanda mi ha lasciato interdetto, o meglio il sospetto di quale potesse essere la risposta a essa, però poi mi sono reso conto che occorre intendersi su cosa significa “perduto”, perché il non ricordare, il non avere più, appunto, memoria di qualcosa non vuol dire averla perduta ma può voler dire che quella cosa (in termini generici) può esser diventata parte di me, appartenermi al punto di non riuscire più a discernerla separatamente e dunque come sono adesso può dipendere anche per una certa parte da quel che non ricordo più.</p>
<p>Questo pensiero, che mi ha un po’ tranquillizzato, mi è venuto perché ho la coscienza di non aver speso troppo male tanti anni; sicuramente potevo fare meglio, magari molto meglio, ma il rispetto che ho sempre avuto per il Tempo e per la Vita in generale pur nell’umana debolezza ha costituito una sorta di argine.</p>
<p>Ma c’è stato un altro punto che vorrei riportare e riguarda il mio rivolgermi alle Scritture quasi istintivamente; beh, ieri sera non ho trovato nulla che mi potesse servire e lì per lì mi è sembrato abbastanza strano (certo, magari non ho saputo vedere), però poi mi sono reso conto che è giusto e che deve essere così perché c’è una parte della nostra umanità che dipende solo da noi e che deve essere libera di poter decidere in un senso o nell’altro; è solo il sapere che c’è Qualcuno che ha fede in noi a poter fare la differenza, ma la scelta su come spendere gli anni, la vita, deve essere intrinsecamente umana.</p>
<p>Giovanni</p>
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		<title>IL PENSIERO PURO</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 21:24:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ da tempo che nel corso delle mie letture, più o meno quotidiane, delle Scritture resto intrigato, per così dire, dal rapporto tra Cristo e i demoni.
Lo spunto di questo mio scritto mi è venuto dopo la lettura del brano in Comunità martedì scorso:
[22]Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2119" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2012/01/il-pensiero-puro/4-12comp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2119" title="4.12COMP" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2012/01/4.12COMP-300x200.jpg" alt="4.12COMP" width="300" height="200" /></a>E’ da tempo che nel corso delle mie letture, più o meno quotidiane, delle Scritture resto intrigato, per così dire, dal rapporto tra Cristo e i demoni.</p>
<p>Lo spunto di questo mio scritto mi è venuto dopo la lettura del brano in Comunità martedì scorso:</p>
<p><strong><em>[22]</em></strong><em>Ma gli scribi, che erano discesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da Beelzebùl e scaccia i demòni per mezzo del principe dei demòni». <strong>[23]</strong>Ma egli, chiamatili, diceva loro in parabole: «Come può satana scacciare satana? <strong>[24]</strong>Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; <strong>[25]</strong>se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi. <strong>[26]</strong>Alla stessa maniera, se satana si ribella contro se stesso ed è diviso, non può resistere, ma sta per finire. <strong>[27]</strong>Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa. <strong>[28]</strong>In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; <strong>[29]</strong>ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna». <strong>[30]</strong>Poiché dicevano: «E' posseduto da uno spirito immondo».</em><em></em></p>
<p>In questo brano si evince, tra le altre cose, una certa familiarità di Cristo con satana e questo è un dato che è comune a tutti gli episodi: c’è, appunto, una reciproca conoscenza tra Cristo e i demoni, con questi ultimi che mostrano inequivocabilmente di riconoscerlo; e questo è un dato.</p>
<p>L’aspetto che mi ha colpito è la modalità con cui Cristo scaccia queste creature e cioè solo con la Parola, con la autorevolezza che essa trasporta, per cui mi sono chiesto cosa ci possa essere in questa Parola e mi è venuto in mente questa idea del pensiero puro; cercherò di esporla, di spiegarmi.</p>
<p>Perché un qualcosa detto abbia un significato e cioè un’autorevolezza deve poggiare su un qualcosa di intrinsecamente valido e riconoscibile; in altre parole, quel che è detto deve essere un’espressione esteriore di una certezza dell’essere interiore: deve trasparire l’assoluta certezza in quel che si dice perché così è senza alcuna esitazione interiore, e questo significa che nell’essere e dunque nel pensiero non c’è divisione; Cristo si mostra in questo modo, senza divisioni tra interiore ed esteriore.</p>
<p>Ecco, per puro intendo proprio un pensiero unico e monolitico, espresso senza titubanze né divisioni interiori, anche inconsce: la fede nel Padre.</p>
<p>Anche in questo caso penso che Cristo m’insegni come dovrei essere, m’indica una via perché, almeno per quanto mi riguarda, sono lungi dall’avere tale coerenza tra interiore ed esteriore.</p>
<p>Vorrei osservare, per terminare, che questo concetto di coerenza ha validità assoluta e umana; in un certo senso è una condizione svincolata da un credo religioso e infatti si trova anche in filosofie diverse da quella nostra occidentale, ma questo rende ai miei occhi ancor più bello il messaggio di Cristo, perché esso riguarda la nostra umanità nel senso più vero e profondo; è come se Lui ci volesse bene e volesse aiutarci per quel che siamo, senza alcuna riserva.</p>
<p>Giovanni</p>
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		<title>LA SPINA NELLA CARNE</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 13:46:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[Il titolo è una definizione che San Paolo usa in una delle sue lettere (certamente non quella ai Romani, mi sembra che sia una di quelle scritte ai Corinzi) per definire un qualcosa che lo riportava continuamente sulla Terra impedendogli di insuperbirsi troppo ma non dice cosa essa fosse; per inconoscibili ragioni il quesito sulla natura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2115" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2012/01/la-spina-nella-carne/senza-titolo-1-3/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2115" title="Senza titolo-1" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2012/01/Senza-titolo-11-210x300.jpg" alt="Senza titolo-1" width="210" height="300" /></a><span style="color: #339966;">Il titolo è una definizione che San Paolo usa in una delle sue lettere (certamente non quella ai Romani, mi sembra che sia una di quelle scritte ai Corinzi) per definire un qualcosa che lo riportava continuamente sulla Terra impedendogli di insuperbirsi troppo ma non dice cosa essa fosse; per inconoscibili ragioni il quesito sulla natura di questa “spina nella carne” mi ha accompagnato, e intrigato, negli anni.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Ho letto le Lettere di San Paolo molti anni fa e ricordo un caso abbastanza curioso: ero in aereo e stavo appunto leggendo quella raccolta, mi accorsi che il mio vicino di sedile sbirciava il mio libro e mi chiese conferma che fossero proprio le Lettere: era un pastore protestante americano e dimostrò una certa conoscenza di esse; ho il ricordo di una persona estremamente cordiale e molto acuta.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Iniziammo a scambiarci delle opinioni e con mia sorpresa mi chiese come, secondo me, poteva interpretarsi ciò che il Santo definisce, appunto, spina nella carne perché per lui la questione era tutt’altro che chiara; risposi con una certa sicurezza che era la pulsione sessuale (ora sarei molto più cauto in simili giudizi). Questo accadeva oltre venticinque anni fa.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Il tempo e la vita vissuta modificano la percezione delle cose che restano impresse e spesso fanno riaffiorare quelle che sembrano dimenticate, e dunque recentemente mi è riapparsa quella definizione ma non perché abbia riletto il testo, per le insondabili associazioni e comunicazioni interiori tra corpo e spirito apparendomi sotto una nuova, certo meno semplicistica e più personale prospettiva.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">La spina nella carne è il reclamo della parte terrena che è propria di ogni essere umano; penso che sia possibile librarsi verso l’alto, magari anche molto, ma non si può rimanere lì: si deve ricadere a terra, piombando nel materiale di cui siamo fatti.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Per me vivere la vita è una fatica costante tra anelito, desiderio, e cadute dalle quali mi devo ogni volta rialzare e spesso con parecchia fatica e questo succede proprio perché credo, altrimenti il problema non si porrebbe.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Non mi riferisco solo a pulsioni che annebbiano il cuore ma anche a malattie, scocciature, frustrazioni, situazioni anomale e quant’altro esiste e che costituisce l’universo entro cui viviamo, con il quale conviviamo intimamente, con cui è ineludibile fare i conti.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Però negli anni ho capito che questa spina nella carne non ha valenza negativa; è un qualcosa che mi appartiene, che è parte di me e che può addirittura essere utile a migliorarsi, o almeno a provare a farlo.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Vorrei concludere con due considerazioni</span></p>
<p><span style="color: #339966;">La prima è che la figura di Paolo mi appare come di un’umanità di grande bellezza e densità; la seconda riguarda Cristo e il Suo messaggio di fiducia nei nostri confronti: proprio perché l’uomo non può evitare di cadere egli ha necessità di percepire che c’è Qualcuno che crede nel suo rialzarsi, infatti da moltissimi episodi evangelici ho maturato la convinzione che Cristo ha più fiducia in me di quanta io ne abbia in me stesso.</span></p>
<p><span style="color: #339966;">Giovanni</span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>UNA SERA IN COMUNITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 14:31:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[Ieri sera ci siamo rivisti dopo un certo lasso di tempo e questo ha determinato una bella predisposizione di spirito che ha generato un desiderio, superiore a quello che di solito abbiamo, di discutere; in particolare si è accesa una discussione sul brano di Marco (1,14-20).
La discussione è stata animata, lunga e sentita ed è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2098" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2012/01/una-sera-in-comunita/dsc02261comp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2098" title="DSC02261COMP" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2012/01/DSC02261COMP-300x224.jpg" alt="DSC02261COMP" width="300" height="224" /></a>Ieri sera ci siamo rivisti dopo un certo lasso di tempo e questo ha determinato una bella predisposizione di spirito che ha generato un desiderio, superiore a quello che di solito abbiamo, di discutere; in particolare si è accesa una discussione sul brano di Marco (1,14-20).</p>
<p>La discussione è stata animata, lunga e sentita ed è terminata con il quesito di una di noi sul perché Cristo ha scelto proprio pescatori; ci sono state varie ipotesi ma in realtà la giusta domanda è rimasta inevasa.</p>
<p>Tornando a casa mi sono riaffiorate in mente alcune delle parole che Don Maurizio aveva detto prima della nostra condivisione del brano e cioè che il mare, al tempo di Cristo, era visto come il ricettacolo, la sede, delle tenebre e allora mi si è accesa una sorta di lampadina: chi è abituato a pescare pesci è capace di toglierli dal mare e quindi, metaforicamente, potrà pescare uomini e quindi toglierli dalle tenebre.</p>
<p>Ho certo esteso il ragionamento metaforico ai diversi episodi evangelici in cui c’è di mezzo il mare (in effetti sono diversi), mi sono venuti in mente “La tempesta sedata e “il camminare sulle acque” e mi è apparso chiaro (per così dire) che essi si possono vedere, pur esplicandosi in modalità diverse, come la superiorità, il dominio, di Cristo sulle tenebre ma soprattutto il Suo tentativo di dirci e mostrarci che possiamo salvarci dal ciò che è oscuro, in ultima analisi di aiutarci per la salvezza.</p>
<p>Giovanni</p>
]]></content:encoded>
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		<title>seminario di rinascita di coppia</title>
		<link>http://www.oratoriodellapieve.it/2011/12/seminario-di-rinascita-di-coppia/</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 09:53:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.oratoriodellapieve.it/?p=2080</guid>
		<description><![CDATA[Sedici anni di matrimonio, 4 figli, una vita insieme “collaudata” senza grossi ostacoli e incomprensioni; una vita insieme nella fede con presenza e partecipazione a tutto ciò che il Signore Gesù ci ha sempre messo davanti.
E questo è stato il dono più grande che sicuramente ci ha fatto il giorno delle nozze: il desiderio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2081" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2011/12/seminario-di-rinascita-di-coppia/ale/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2081" title="ALE" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2011/12/ALE-300x202.jpg" alt="ALE" width="300" height="202" /></a><span style="color: #008080;">Sedici anni di matrimonio, 4 figli, una vita insieme “collaudata” senza grossi ostacoli e incomprensioni; una vita insieme nella fede con presenza e partecipazione a tutto ciò che il Signore Gesù ci ha sempre messo davanti.</span></p>
<p><span style="color: #008080;">E questo è stato il dono più grande che sicuramente ci ha fatto il giorno delle nozze: il <em>desiderio</em> di non staccarsi mai da Lui, dalla fonte del nostro amore; il <em>desiderio</em> di cercarLo sempre attraverso occasioni, esperienze, persone da incontrare, servizi da fare.</span></p>
<p><span style="color: #008080;"><em>Desiderio</em> che forse è più giusto chiamare Spirito Santo, effuso realmente su noi il giorno delle nozze e che opera in noi e attraverso di noi.</span></p>
<p><span style="color: #008080;">La partecipazione al “Seminario di rinascita di coppia”, vissuta insieme ad altre 20 coppie al Santuario di Vicoforte ( Cuneo) ci ha dato una rinnovata consapevolezza e gioia per il dono ricevuto.</span></p>
<p><span style="color: #008080;">Oggi rinnoviamo con forza la scelta di farLo parlare e agire in noi, vogliamo che sia solo Lui il “sigillo” della nostra unione, sigillo che dice la nostra appartenenza ad un amore più grande: l’Amore di Gesù per la sua Chiesa. Amore che è dono, che è corpo donato PER NOI E PER TUTTI.</span></p>
<p><span style="color: #008080;">Samuele ed Alessandra</span></p>
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		<title>L&#8217;importanza del tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Dec 2011 12:12:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[L’invecchiare porta con sé tante e ovvie conseguenze; l’essersi dovuti necessariamente misurare negli anni con una infinità di eventi e situazioni che sono iniziate, hanno mutato e sono finite può portare, almeno così è stato per me, ad una percezione sempre più acuta e pungente, direi proprio fisica, delle cose che faccio, delle persone con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2077" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2011/12/limportanza-del-tempo/4-19comp-3/"><img class="alignright size-medium wp-image-2077" title="4.19comp" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2011/12/4.19comp2-300x200.jpg" alt="4.19comp" width="300" height="200" /></a>L’invecchiare porta con sé tante e ovvie conseguenze; l’essersi dovuti necessariamente misurare negli anni con una infinità di eventi e situazioni che sono iniziate, hanno mutato e sono finite può portare, almeno così è stato per me, ad una percezione sempre più acuta e pungente, direi proprio fisica, delle cose che faccio, delle persone con cui ho a che fare, di ogni situazione, perché ho in me l’aleatorietà e la finitezza del tempo: percepisco, per così dire, un fattore di rischio che rende preziosa, ancor di più, la vita vissuta.</p>
<p>Dato che questi pensieri non sono di ora, ma sono maturati e si sono strutturati fino ad avere in me una loro indipendenza di verità, ho cercato varie volte di leggere il Vangelo nel senso del tempo nella speranza, come altre volte è successo, di trovare lumi e, ammetto, consolazione.</p>
<p>Quello che è subito evidente è che Cristo non perde tempo: la Sua attività è continua ma non frenetica; ci sono momenti di relativa tranquillità e solitudine ma essi sono dedicati all’insegnamento, magari a pochi, e alla preghiera.</p>
<p>Un’infinita densità di vita.</p>
<p>Tuttavia non trovavo nulla che mi risuonasse di quel che cercavo ma poi mi è venuto in mente che esistono i silenzi e che questi hanno un valore che trascende la mera assenza di suono; da un punto di vista interiore essi sono una preparazione a qualcosa, un potenziale che potrà essere espresso: è tempo utilizzato per mettere delle basi spirituali, mentali, senza le quali nulla che abbia un minimo di senso e un valore di verità può esser fatto.</p>
<p>E del silenzio del tempo trascorso da Cristo prima della sua apparizione pubblica nulla è detto nei Vangeli, solo, mi sembra, un brevissimo accenno: un silenzio, un tempo, che pur non descritto è fondamentale perché tutto quel che è successo “dopo” è frutto e contiene quel lungo, silenzioso e misterioso Tempo “prima”.</p>
<p>E cosa mi ha detto questo?</p>
<p>Mi ha detto che la mia vita, quel che sono e che faccio dipendono da me fino ad un certo punto perché esiste Qualcosa di infinito e misterioso che opera in me, che mi guida, di cui devo fidarmi e a cui devo affidarmi: che devo avere fede.</p>
<p>Ma non solo.</p>
<p>Che è quasi un dovere avere rispetto per la vita, per tutte le sue manifestazioni e in particolare per il tempo che è la materia di cui essa è fatta, proprio perché contiene in sé un grande mistero.</p>
<p>Giovanni</p>
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		<title>LA FORZA DELLA COMUNITA&#8217;</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 14:21:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[Scrivo queste mie poche righe per testimoniare un episodio di ieri sera che è legato alla Comunità e alle misteriose vie che si aprono.
E’ da non poco tempo che per varie ragioni sono abbastanza provato fisicamente e mentalmente, e negli ultimi giorni la situazione si è molto acuita, mettendomi di fronte seri problemi su come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><a rel="attachment wp-att-2044" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2011/12/la-forza-della-comunita/lkjlkjlkjlk/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2044" title="lkjlkjlkjlk" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2011/12/lkjlkjlkjlk-300x240.jpg" alt="lkjlkjlkjlk" width="300" height="240" /></a><span style="color: #008000;">Scrivo queste mie poche righe per testimoniare un episodio di ieri sera che è legato alla Comunità e alle misteriose vie che si aprono.</span></span></p>
<p><span style="color: #008000;">E’ da non poco tempo che per varie ragioni sono abbastanza provato fisicamente e mentalmente, e negli ultimi giorni la situazione si è molto acuita, mettendomi di fronte seri problemi su come affrontare un futuro abbastanza nebuloso.</span></p>
<p><span style="color: #008000;">Ieri sera c’era Comunità e sarei stato volentieri a casa ma non per ciondolare inutilmente: per andare a dormire presto; però ho sentito che dovevo fare uno sforzo, ho percepito chiaramente qual era la cosa “giusta” da fare e la volontà mi ha aiutato nel farla.</span></p>
<p><span style="color: #008000;">La testimonianza però non è per riportare quel che ho fatto io, che tutto sommato è stato un piccolo sforzo ma per dire quel che mi è stato dato e cioè il ritrovare una sorta di pace, come un vento che spazza via le nubi; certo i problemi restano ma l’aria è più tersa, permettendo di vedere meglio e questo è tantissimo.</span></p>
<p><span style="color: #008000;">Giovanni</span></p>
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		<title>IL REGNO DI DIO</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 13:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serena</dc:creator>
				<category><![CDATA[Caro amico ti scrivo...]]></category>

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		<description><![CDATA[
Sono il primo a rendermi conto che il titolo è piuttosto impegnativo.
Nel corso delle mie letture dei Vangeli ho spesso trovato dei passi che mi hanno variamente risuonato dentro e ho tentato, per quel che può la mia scrittura, di condividerne le emozioni anche alla luce di vita vissuta e dunque nel tempo mi è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a rel="attachment wp-att-2031" href="http://www.oratoriodellapieve.it/2011/11/il-regno-di-dio/img_3492comp/"><img class="alignleft size-medium wp-image-2031" title="IMG_3492COMP" src="http://www.oratoriodellapieve.it/wp-content/uploads/2011/11/IMG_3492COMP-300x200.jpg" alt="IMG_3492COMP" width="300" height="200" /></a></p>
<p>Sono il primo a rendermi conto che il titolo è piuttosto impegnativo.</p>
<p>Nel corso delle mie letture dei Vangeli ho spesso trovato dei passi che mi hanno variamente risuonato dentro e ho tentato, per quel che può la mia scrittura, di condividerne le emozioni anche alla luce di vita vissuta e dunque nel tempo mi è diventato quasi automatico correlare episodi a letture.</p>
<p>Vorrei condividere, a questo proposito, un episodio molto recente che riguarda un mio amico (mio quasi coetaneo), e di come esso mi abbia acceso una luce, diciamo così, su quel che si intende come “Regno di Dio” facendomi capire quanto superficiale fosse la mia interpretazione a riguardo, per non dire quanto fosse sbagliata.</p>
<p>L’episodio è quello di una rottura di un rapporto quasi trentennale tra due persone, una di esse sposata (un marito e due figlie), che hanno sempre considerato “bello” il loro rapporto perché scevro da qualunque responsabilità e sforzo e dunque come una relazione di cui prendere, quando conveniva, solo la parte allegra e spensierata; recentemente questo legame si è rotto perché, semplicemente, il mio amico ha trovato un’altra donna lasciando nella disperazione, nel dolore e nella solitudine la precedente compagna.</p>
<p>La situazione è molto terrena, anzi forse una delle più terrene possibili e anche per questo non così rara, però essa porta direttamente al cuore di cosa significhi un rapporto, con tutte le emozioni che esso implica, e di che cosa questo per diventare un legame vero abbia bisogno, perché un legame vero non può semplicemente finire nel nulla, pur magari terminando un suo corso.</p>
<p>Quello che tento di dire è che certamente momenti belli, dispiaceri, dolori e quant’altro sono ineludibili e fanno parte della vita, anzi sono la vita stessa, però il rischio è che essi restino fini a se stessi, che non servano a nulla; che si sia gioito, amato, pianto invano mi turba profondamente: che cosa resta?</p>
<p>Cristo nel messaggio suo evangelico cita continuamente metafore per far capire cosa è il Regno di Dio e mettendo tutto assieme ora me pare che Questo non sia un Qualcosa di astratto ma che invece sia un insieme di legami, di rapporti, di modi di porsi verso se stessi e gli altri che, per così dire, dà e crea continuamente valore alla nostra vita, le conferisce, pur nella sua molteplicità di vicende e mutamento, stabilità, utilità e, perché no, una luce di eternità.</p>
<p>L’errore che ho fatto è stato quello di pensare al Regno di Dio come separato dalla terra relegandolo a un trascendente e invece Esso può essere proprio in noi, se ci si crede.</p>
<p>Giovanni</p>
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